Facciata in pietra del cortile interno del Castello La Grua-Talamanca di Carini con finestre rinascimentali e vasi di piante
Castello di Carini — foto: ildirettore · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

A pochi chilometri dalla villa, sulla collina che guarda il golfo, c'è il castello legato alla storia più famosa di Carini: quella della Baronessa. È un racconto che in Sicilia conoscono tutti, cantato per generazioni e poi portato in televisione, e proprio per questo è facile confondere ciò che è documentato con ciò che la tradizione ha aggiunto. Proviamo a separare i due piani.

Chi era Laura Lanza

Laura Lanza nacque nel 1529 in una famiglia della grande nobiltà siciliana: era figlia di Cesare Lanza, barone di Trabia, e di Lucrezia Gaetani. Nel 1543, a quattordici anni, fu data in sposa a Vincenzo La Grua-Talamanca, poco più grande di lei, erede della famiglia che da generazioni teneva la baronia di Carini e il suo castello.

Era un matrimonio combinato, come di regola nell'aristocrazia del Cinquecento, pensato per unire patrimoni e alleanze tra casati. Laura visse a Carini per vent'anni, fino alla morte.

Il 4 dicembre 1563: cosa dicono i documenti

Il nucleo storico della vicenda è attestato da documenti d'archivio. Il 4 dicembre 1563 Laura Lanza fu uccisa nel castello di Carini insieme a Ludovico Vernagallo, un nobile con cui aveva una relazione. Gli atti di morte dei due, registrati quel giorno, sono conservati nell'archivio della chiesa madre di Carini.

A rivendicare il delitto fu il padre di Laura, Cesare Lanza, che si rivolse al re Filippo II di Spagna, allora sovrano della Sicilia, con un memoriale in cui giustificava l'uccisione come difesa dell'onore della famiglia per un adulterio colto in flagrante. Le ricostruzioni degli storici indicano che nella vicenda ebbe un ruolo anche il marito, Vincenzo La Grua. Le leggi del tempo consideravano con grande indulgenza chi uccideva per questo motivo: Cesare Lanza ottenne il perdono e non pagò per il crimine.

In breve: sono documentati la data, i nomi delle vittime, il luogo e il memoriale del padre al re. Le motivazioni profonde, i dettagli della scena e i sentimenti dei protagonisti appartengono invece in gran parte al racconto popolare.

La leggenda: il canto, l'impronta, i fantasmi

Attorno a questi fatti nacque presto un poemetto popolare in versi siciliani, trasmesso a voce dai cantastorie e arrivato fino a noi in moltissime varianti. Tra Ottocento e Novecento lo studioso di tradizioni popolari Salvatore Salomone Marino ne raccolse le versioni e le pubblicò in più edizioni, confrontandole via via con i documenti d'archivio. Non tutte le varianti coincidono con la storia: in alcune la protagonista porta persino un altro nome.

L'elemento più celebre della leggenda è l'impronta della mano insanguinata: si racconta che Laura, colpita a morte, si sia appoggiata a una parete lasciando il segno della mano, e che quell'impronta ricompaia ogni anno nell'anniversario del delitto. È una storia suggestiva, ma resta appunto leggenda, come i racconti di presenze nelle stanze del castello.

La vicenda ha continuato a ispirare musica, teatro e televisione. Lo sceneggiato RAI L'amaro caso della baronessa di Carini, diretto da Daniele D'Anza, la fece conoscere al grande pubblico negli anni Settanta, e in seguito ne è stata realizzata anche una nuova miniserie.

Visitare il castello di Carini

Il Castello La Grua-Talamanca ha origini normanne e domina ancora oggi il centro di Carini e la piana verso il mare. La famiglia La Grua-Talamanca ne mantenne la baronia per secoli, fino all'inizio dell'Ottocento. Oggi il castello, restaurato, è visitabile ed è la tappa obbligata per chi vuole vedere i luoghi della vicenda.

Dalla villa il castello è a circa 5 km, circa 12 minuti in auto: una visita che si fa comodamente in una mattinata, magari abbinata a una passeggiata nel centro storico. Trovate altri consigli nella nostra guida su cosa vedere a Carini e nella scheda dedicata al Castello di Carini.

Prima di andare: giorni e orari di apertura, visite guidate ed eventuali iniziative sono comunicati dal Comune di Carini e dagli enti che gestiscono le visite. Verificateli sui loro canali ufficiali, perché possono variare nel corso dell'anno.

Dalla leggenda alla villa

Ascoltare la storia della Baronessa dentro le mura dove è accaduta fa un certo effetto, soprattutto ai ragazzi, che di solito ne escono con mille domande. Il pomeriggio potete tornare a Villa Valentino Resort per un bagno in piscina e raccontarla di nuovo al tramonto in giardino, tra aranci e ulivi. Per le vostre date scriveteci dalla pagina richiedi disponibilità.

Il castello della Baronessa a pochi minuti

Da Villa Valentino Resort il Castello di Carini è a circa 12 minuti in auto: al ritorno vi aspettano la piscina 10 x 5 m e il giardino di 3.000 mq con aranci, limoni e ulivi.