Pane e panelle: panino al sesamo farcito con frittelle di ceci, avvolto nella carta
Pane e panelle — foto: Dedda71 · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

A Palermo si mangia camminando. Il cibo di strada non è uno spuntino di ripiego ma una parte viva della città: lo trovate nei mercati storici, nelle friggitorie di quartiere, sui banchi che la mattina profumano già di olio caldo. Se soggiornate a Villagrazia di Carini, Palermo è a circa 30 km (35 minuti d'auto circa fino alla Cattedrale): abbastanza vicina per dedicare una mattinata ai sapori di strada e rientrare in villa per il pomeriggio. Qui trovate i piatti da conoscere, con qualche consiglio pratico per ordinarli come si deve.

L'arancina: al femminile, rigorosamente

A Palermo e nella Sicilia occidentale si dice arancina, al femminile; nella parte orientale dell'isola, a partire da Catania, prevale il maschile arancino. È una di quelle discussioni che i siciliani affrontano con un sorriso ma senza cedere di un millimetro, e vi capiterà di sentirla.

La sostanza è la stessa: una palla di riso panata e fritta, con il cuore ripieno. I ripieni classici sono due:

  • al ragù (detta anche "alla carne"): ragù di carne, piselli e formaggio;
  • al burro: mozzarella e prosciutto, a volte con un po' di besciamella.

Accanto a questi trovate spesso varianti agli spinaci e molte versioni più moderne. Le origini del piatto vengono fatte risalire, con buona probabilità, al periodo della dominazione araba, quando si diffuse l'uso del riso con lo zafferano.

Il 13 dicembre, Santa Lucia. A Palermo e nel palermitano, per tradizione, in questo giorno ci si astiene dai cibi a base di farina: niente pane e niente pasta, ma arancine in quantità e la cuccìa, il dolce a base di grano. Se venite in dicembre, è la giornata giusta per assaggiarle.

Pane e panelle, crocchè e cazzilli

Le panelle sono sottili frittelle di farina di ceci, acqua e prezzemolo: l'impasto viene cotto fino a diventare una crema, steso, tagliato a fette e poi fritto. Sono riconosciute tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Sicilia. Si mangiano da sole con sale, pepe e una spruzzata di limone, oppure nel classico pane e panelle: un panino morbido con il sesamo farcito di panelle ancora calde.

Al banco vi proporranno quasi sempre di aggiungere i crocchè, che a Palermo sono chiamati anche cazzilli: crocchette di patate profumate alla menta e fritte senza panatura, servite insieme alle panelle. Pane, panelle e crocchè è una combinazione che a Palermo trovate praticamente ovunque ci sia una friggitoria.

Lo sfincione, la "focaccia" palermitana

Lo sfincione è alto, soffice e cotto in grandi teglie rettangolari, poi tagliato a quadrotti. Il condimento è quello della tradizione palermitana: pomodoro, cipolla, acciughe, origano, pezzetti di formaggio (caciocavallo) e una copertura di pangrattato che in forno diventa croccante. In città lo trovate nei forni e nei banchi di strada.

Nei dintorni esiste anche lo sfincione di Bagheria, una variante "bianca" senza salsa di pomodoro, preparata con tuma o ricotta, cipolle e acciughe, legata al periodo natalizio.

Pani câ meusa e gli altri sapori forti

Il pani câ meusa, il pane con la milza, è il più deciso dei cibi di strada palermitani. Pezzetti di milza e polmone di vitello, bolliti, affettati sottili e poi cotti a lungo nello strutto, vengono serviti caldi dentro una focaccina morbida con il sesamo. Al momento dell'ordine vi chiederanno come lo volete:

  • schietto ("celibe"): solo pane e carne, al massimo con sale e limone;
  • maritato ("sposato"): con l'aggiunta di caciocavallo grattugiato o ricotta.

Secondo la tradizione, questa specialità nasce nella Palermo medievale. Non è un piatto per tutti, ma chi ama i sapori autentici difficilmente se ne pente. Nei mercati e nelle serate in città vi capiterà anche di vedere le braci della stigghiola, budella di agnello (ma anche di capretto o di vitello) avvolte attorno a un cipollotto o infilzate su uno spiedino e cotte direttamente sulla brace: il fumo si riconosce da lontano.

Consigli pratici per un giro di street food

  • Andate a metà mattina. I mercati storici come Ballarò e il Capo danno il meglio nella prima parte della giornata, quando i banchi sono pieni e le friggitorie lavorano a pieno ritmo.
  • Dividete. In gruppo conviene ordinare un po' di tutto e assaggiare a turno: le porzioni sono generose e i fritti saziano presto.
  • Con i bambini si va sul sicuro con arancine al burro, panelle e sfincione; la milza lasciatela agli adulti curiosi.
  • Parcheggiate fuori dal centro o valutate il treno: dalla fermata di Piraineto, a circa 2 km dalla villa, passa la linea che collega l'aeroporto con Palermo. Trovate i dettagli nella guida per muoversi tra Carini, Palermo e la costa.

Per completare la giornata, abbinate il giro gastronomico alla visita del centro seguendo il nostro itinerario di Palermo in giornata, e chiudete con un dolce: cannoli, cassata e granita vi aspettano nella guida ai dolci siciliani.

Dopo una mattinata tra fritti e mercati, il rientro a Villa Valentino Resort è il momento di rallentare: un tuffo nella piscina 10 x 5 metri, un po' d'ombra nel giardino di agrumi e ulivi e, per chi ha ancora voglia di cucinare, il barbecue sul patio. Con tre cucine attrezzate e tre frigoriferi c'è spazio anche per portare a casa qualche teglia di sfincione e qualche arancina per la cena di tutto il gruppo.

Dopo il giro di street food, tornate in villa

Villa Valentino Resort ospita fino a 12 persone, con tre cucine, barbecue e piscina: la base ideale per scoprire i sapori di Palermo e rientrare con calma.